Ieri sono riuscita a decidere volontariamente lo stato d’animo che volevo avere. Ce l’ho finalmente fatta.
In precedenza ogni volta che mi sentivo dire: “cerca di stare serena”, mi giravano le palle. Come quel: “smetti di piangere”, che ti permette di passare dalla disperazione all’aggressività, in un attimo.
Ecco, possiamo ufficialmente dire che ci sono consigli del cazzo che adempiono al loro scopo in maniera trasversale rispetto all’intenzione con cui sono stati dati. Ti urtano così i nervi per quanto siano inopportuni che alla fine, distraendoti, fanno comunque effetto. Non parliamo poi degli esperti in meditazione che dicono di liberare la mente nei momenti di disagio e di non incarnare l’emozione che stai vivendo.
Stavo guidando e ho pensato a una persona che in questo periodo mi sta facendo del male; invece di lasciare che mi venisse il nervoso ho deciso di vestirmi appositamente di un costume diverso da quello che sarebbe stata la mia spontanea reazione e mi sono calata nel personaggio chiamato: “Chissenefrega” (tutto attaccato perché è diventato nome proprio). Mi sono sentita parte di una realtà alternativa nel multiverso della mia vita emotiva e ho messo l’impostazione mentale sul “vai affanculo io non sono il male che mi fai”. Dopo anni di tentativi inutili ce l’ho fatta. Posso manipolare la mia mente ed entrare nella stanza delle nuvole con le sagome buffe.
Resto però dubbiosa che i ganci mentali, quelli per cui associ un colore o un’immagine a uno stato emotivo, siano efficaci. Farò degli esperimenti, se riuscirò a concentrarmi, perché temo che Urano e Mercurio abbiano il controllo sulle mie facoltà; magari la soluzione sta nell’assecondarli.
Forse però il mio gancio non sta nell’immagine ma nella consapevolezza.
Ancora meglio.