Porto al collo una bella croce. Mi fa sentire protetta. Al polso un sottile rosario a 5 grani con una piccola Madonna che ho preso a Loreto. Pensavo a questo simbolo e mi è tornato in mente che quando ero alla scuola elementare andammo in gita alla chiesa di San Domenico. Le suore ci regalarono un rosario azzurro di plastica, io non sapevo cosa fosse e chiesi. La risposta non mi diede soddisfazione. Capivo da sola cosa significasse pregare, è un verbo che fa parte del vocabolario e, decontestualizzato dal valore cristiano, anche per me aveva un significato ma era associato a un contesto spiacevole. Quello che non mi spiegarono fu cosa fosse un rosario; non capivo neanche cosa avesse a che fare la croce appesa, trovavo fosse un fardello enorme mettere un uomo sofferente appeso a una collana. Provavo angoscia anche vederlo sopra la lavagna. Non capivo perché dovessero rendere tutto terribilmente angosciante e triste. Ciò che inoltre mi colpì e che ricordo ancora, fu che la collana fosse di plastica. Era forse un giocattolo fatto apposta con materiale scadente per noi bambini? Perché dare a noi bambini un simbolo di sofferenza fatto dello stesso materiale della testa delle bambole? Era o non era una cosa seria?
Non ricordo che fine fece il mio rosario ma mi pare di averlo ceduto.
Adesso porto la mia collana con grandissimo orgoglio ma sono comunque piena di domande. Intendo studiare per avere risposte ma nel frattempo mi sto interrogando sul potere simbolico della croce.
Torturando e crocifiggendo il Cristo, l’uomo si avvicina alla parte peggiore della propria umanità e preso contatto con l’oscurità dentro il suo cuore, è lì, nella paura, che Dio dà la possibilità di abbandonare l’oscurità e avvicinarsi a lui, dando la salvezza a chi voglia coglierla. Quindi la salvezza è nell’accettare che abbiamo una parte oscura, condivisa con il resto del genere umano di cui facciamo parte, affrontarla e permettere allo Spirito Santo di entrare dentro di noi. Nel rituale della Messa, quando la carne diventa spirito, nel momento della comunione, abbandonata la paura, si riesce a percepire il perdono, ma deve essere un atto volontario che l’uomo deve compiere, perché Cristo è morto per lavare i peccati dell’uomo ma non è responsabilità di Cristo se l’uomo continua a compierne.
Infatti Dio ha scelto di farsi carne, incarnandosi in un corpo mortale; non ha inviato un angelo o una forma intangibile e invincibile. Ha scelto di farlo soffrendo così come soffrono gli uomini stessi e infatti quando Gesù si trova nel giardino dei Getsemani chiede al Padre se c’è un altro modo per compiere la sua volontà perché è triste e angosciato. È umano.
Dio sa che l’uomo attraverso il dolore ha la possibilità di compiere una grande trasformazione. Come il baco che per diventare farfalla fa un grandissimo sforzo fisico che lo rafforza e gli permette di diventare farfalla; senza quella fatica e senza essere disposto a farla, non romperebbe il bozzolo e non riuscirebbe a volare.
Penso questo: ciascuno di noi quando nasce deve mettere in scena la propria rappresentazione della Pasqua. La nostra vita, dal primo respiro all’ultimo, è una dimostrazione vivente del messaggio di Dio. Dobbiamo essere disposti a vivere incarnando tutti gli insegnamenti del Cristo: imparare a perdonare, ad amare, a integrare dentro di noi ogni sua parola e a rinascere nello spirito, lo spirito divino. Ogni vita che nasce è una incarnazione che ha un compito specifico all’interno della comunità, e serve per mantenere vivo il grande corpo di cui tutti siamo una singola cellula. Se una cellula impazzisce, tutto il corpo si ammala, e quel singolo danneggia tutti.
La crocifissione rappresenta ciò che l’uomo è disposto a fare a suo fratello e per suo fratello. Perché se siamo tutti figli di Dio, il Cristo può essere accolto dentro ciascuno di noi. Quindi la salvezza è nel gesto stesso che Gesù incarna: Dio ha voluto mostrare agli uomini il potere che hanno di scegliere. Scegliere se tradire la propria umanità e cedere all’oscurità, o abbracciare la via indicata da Dio, un Dio che perdona i peccati di chi è disposto a far morire se stesso sulla sua propria croce. È per questo che dice: prendete la vostra croce e seguitemi, perché noi siamo parte del peccato e anche della stessa salvezza? Ecco l’ego che accetta di morire, con la carne, si trasforma e risorge. Come il Sole ogni autunno che cede nella putrefazione della terra, abbandonandosi alla macerazione della carne, per isolarsi, meditare, chiudersi in sé e prepararsi alla rinascita in primavera.