Aspettare, osservare, restare

15 ottobre 2026

Stare in attesa ad aspettare funziona, non per ottenere ciò che all’inizio pensiamo di volere, ma perché restare a bollire nel fango della macerazione, serve per trasformare la materia originaria in altro. Quell’altra cosa in arrivo, che non sappiamo cosa sarà, a volte è sorprendentemente valida. Dobbiamo solo separarci dal legame con l’idea originaria e accettare il valore di quello che abbiamo ottenuto.
Ho aspettato che quell’uomo pensasse alla nostra relazione, così come ho raccontato nel mio testo precedente, e elaborasse il suo disagio ma, mentre ero da sola ad aspettare il risultato del test, ho deciso che non mi importa di sapere se lo passo oppure no. Non ho intenzione di essere messa alla prova mai più. Se qualcuno ha il dubbio se volermi oppure no, sono io che non voglio essere presa. So benissimo cosa significa avere dei dubbi ma non voglio incarnare uno, perché non dovrebbe proprio essere messo in discussione che stare senza di me sia peggio.
Non sono un pacco di biscotti per cui serva leggere gli ingredienti per capire se comprarmi. Sto bene anche senza un uomo che ha deciso di lasciarmi in attesa all’infinito.
Non avevo fatto niente di male, ero incapace di gestire il carico emotivo perché la questione con mio figlio è difficilissima e tutti i problemi insieme mi facevano sentire all’angolo. Con lui avevo dei problemi perché non mi fidavo pienamente, così come ho spiegato nel mio testo precedente. Da quando ci siamo rivisti, ogni volta che abbiamo avuto un problema mi ha messa in castigo ad aspettare la sua decisione. Non sono un contratto a chiamata. Ho scritto che non capisco i segnali d’amore ma è probabile che io non li abbia visti perché non lo erano. Forse il mio cuore è molto più saggio di me e quello che io imputavo attaccamento ossessivo alle cicatrici, era semplicemente esperienza da cui ha imparato una lezione.
Il mio consiglio è di ragionare sul valore che ti danno le persone e di pensare al valore che tu dai a loro.

Lui è il mio Vertex. Nel senso che il suo Sole, congiunto a Venere, è proprio sul mio Vertex in acquario, in casa sesta.
Il Vertex è il punto degli incontri destinici, quelli da cui non puoi fuggire. Quando ci frequentavamo, 25 anni fa, io so che lui pensava che io non fossi alla sua altezza, o per lo meno ho vissuto tutti questi anni convinta che lui non mi considerasse adeguata. Non ero laureata, non ero di famiglia benestante, non sapevo nemmeno cosa volessi fare della mia vita. Avevo un lavoro precario e non avevo esperienza in nessun settore della mia vita. Infatti ha scelto una donna laureata nella facoltà di moda a fine anni 90, che viveva in collina, nella villa più costosa della zona.
La settimana scorsa mi ha detto che non ce la fa a reggere la mia emotività. Lo capisco e so che dice il vero. Infatti penso pure che dai suoi racconti la sua scelta matrimoniale sia dovuta dalla mancanza di battito del cuore. Ma quelli non sono fatti miei.
Io penso che Dio lo abbia mandato da me 26 anni fa per farmi provare cosa significa attaccarsi a qualcuno che non è la persona adatta a noi. Voleva che io provassi cosa significa rimpianto, per farmi capire che l’ossessione per certe cose o persone non ha motivo di avvenire perché lui ha un progetto per tutti e tutto.

È tornato per chiedermi scusa e quando lo ha fatto ha sanato una ferita profonda che avrei dovuto curare da sola. Mi ha fatto guardare dentro quel taglio e capire che la luce di Dio è davvero dentro le feritoie. Insieme ci abbiamo messo il balsamo che ha cancellato la cicatrice. Non siamo compatibili come coppia. Non a livello elementale e nemmeno di struttura: lui è acquario ascendente acquario con venere in prima casa e la Luna in Sagittario in casa undicesima.
Io ho la Luna in scorpione e Venere in Leone. Dice che adora la mia mente e il mio cuore ma non regge la mia emotività. Capisco.
Adesso lui dice che sono la persona più speciale che abbia mai conosciuto.
Gli voglio veramente bene. Penso che saremo amici per tutta la vita.
Dio lo ha riportato da me perché sapeva che lui avrebbe potuto dimostrarmi senza ombra di dubbio la sua esistenza. Il primo uomo che io abbia amato è tornato per sostenermi nel periodo peggiore della mia vita. Mi ha dimostrato che non avrei mai dovuto dubitare che il suo progetto è perfetto e che non devo mai dubitare.
Il cerchio si è chiuso. La cicatrice sembra sparita. Una persona che torna dal passato per scusarsi è qualcosa di potentissimo. Avevo bisogno di una guarigione profonda e il Signore mi ha curato la ferita del cuore.
Ecco il mio Miracolo. Non staremo insieme come coppia ma io lo amerò di un amore puro, per sempre.
Essere consapevole mentre avviene il cambiamento è molto eccitante.
Dio ha un progetto per tutti e attraverso la mia grande ferita ho visto e ho capito.

Stanotte per esempio ho fatto un sogno stranissimo.
A forza di salire la montagna ero arrivata così in alto da avere le vertigini. I tetti in basso erano enormi e lisci e tutto era stranamente grandissimo.
Nuotavo in un’acqua nera e scura usando una falda di carta come galleggiante, perché non so nuotare. Ho attraversato in auto una città quasi abbandonata e poi sono finita in un luogo così in cima che oltre non c’era niente.
E qui ero in attesa; non ero sola ma stavo aspettando. Doveva succedere qualcosa di importante ma non sapevo cosa. Era l’attesa delle attese e io ero in una stanza di legno con grandi vetrate e quando ho guardato in alto è successa una cosa strana: ho visto qualcuno che appoggiava il cielo sulla mia testa.
Ho girato la testa e guardato in alto e ho visto che sopra di noi stavano stendendo un tessuto con la stampa del cielo. Come l’allestimento di una scenografia, ma visto che il drappo aveva una screziatura, è stato pareggiato velocemente per eliminare l’effetto. Come quando fate il letto e con la mano stendete il lenzuolo. Uguale, ma io ero sotto a un cielo azzurro pieno di nuvole, cha ha preso la sua forma sopra la mia testa e chi lo ha fatto si è affrettato perché non voleva che io mi accorgessi di niente.
Chissà se ho visto uno dei veli di Maya.

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Dalla stessa stanza