Lascia a casa lo smartphone

3 settembre 2026
Una donna seduta al tavolino di un bar all'aperto, il mento sulla mano, guarda la piazza con una cupola sullo sfondo

Me lo sono dimenticato e invece di tornare indietro l’ho lasciato a casa.
Dopo un primo momento di smarrimento in cui ho pensato: “e se mi servisse”, ho avuto la sensazione di poter fare tutto quello che volevo, di poter andare ovunque e che nessuno potesse fermarmi.
Certo, posso farlo anche con il telefono appresso, ma quando è nella borsa la sensazione è esattamente quella reale: essere controllati e legati con un filo al luogo che ti tiene prigioniero. Quel luogo si chiama smartphone.
Ricordo quel periodo in cui vivevo con mia mamma e che, se telefonavo a un’amica e lei non era in casa, lasciavo detto di farmi richiamare. Se quando mi richiamava non c’ero io, si andava avanti così a cercarsi per giorni.
Tra un messaggio e l’altro passava del tempo. Un tempo in cui accadevano tantissime cose che poi ci si poteva raccontare. Un tempo di attesa che non siamo più abituati a sopportare.
L’uomo ha creato il controllo sul tempo. Lo chiama: ridurre le tempistiche e quindi “prima”, è diventato: “subito”.
Quello spazio di tempo che intercalava il prima e il dopo adesso è piccolissimo, a volte inesistente.
Cosa accadeva prima che quella linea temporale venisse tagliata via? Su quella linea in cui potevano succedere tantissime cose, che cosa c’era di importante che adesso abbiamo perso?
C’erano il tempo del viaggio, dell’attesa, della riflessione, della spensieratezza, delle parole scambiate e degli incontri, del riposo, del concedersi la possibilità di cambiare idea. Da quando siamo felici di manipolare il tempo, ci siamo dimenticati di tutte quelle cose a cui abbiamo rinunciato.

Esci di casa senza telefono. Vai dove ti pare, con la consapevolezza che nessuno abbia idea di dove sei.

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Dalla stessa stanza