Questione di dettagli

9 settembre 2026
Un dipinto antico di una donna distesa circondata da uomini in lutto, scomposto in tessere quadrate con dei vuoti neri

Ho pubblicato un testo e dopo averlo fatto mi è venuto lo scrupolo di aver scritto qualcosa di compromettente. Quindi ho chiesto consulenza legale alla AI.
Mi ha risposto selezionando in rosso tutto quello per cui avrei potuto rischiare di essere perseguibile penalmente e mi ha proposto di riscriverlo al mio posto.
Le ho detto di no, che piuttosto pubblico dei testi scritti male ma che voglio farlo io.
Un tantino allarmata inizio prudentemente a fare dei tagli. Taglio e glielo espongo. Continua a non andargli bene quindi taglio ancora e ancora, finché la storia ne risulta snaturata e la narrazione incomprensibile.
Ogni volta che le rimando il testo per la revisione, lei insiste per togliere un altro pezzo, allora le scrivo: «secondo te non posso nemmeno scrivere che sono triste».
Lei ribatte: «No. Scrivere “sono triste”, “soffro”, “piango”, “questa situazione mi sta facendo stare male” non è diffamazione e non c’è nulla da censurare in questo. Il confine importante è questo: raccontare il tuo stato d’animo è una cosa; attribuire a una persona identificabile fatti specifici e lesivi della sua reputazione è un’altra…».
Allora a quel punto aggiungo: «ci sono tante persone che mi hanno fatto del male. Tu sei in grado di capire di chi sto parlando?».
Mi risponde di no e rilancia dicendo che: «…tu hai scritto che in base alla notizia di ieri…».
«Sì, ma mica l’hanno detta al TG la notizia di ieri».
«Allora questo dettaglio cambia molto la valutazione».
Quindi non posso raccontare tutta la storia senza usare dei filtri, per lo meno in questo momento non è prudente esprimermi su tutti gli argomenti in modo esplicito.
Fare del male è legale, ma raccontarlo e rovinare la reputazione di chi lo fa, non lo è. La morale si esprime più duramente nel secondo caso perché a nessuno piacerebbe che le cattiverie espresse verso qualcun altro, venissero rese pubbliche; quindi è più pressante la necessità di salvaguardare la faccia, piuttosto che prevenire il danno morale e pratico nei confronti degli altri.
In realtà, penso che la controversia sulla morale e il dibattito riguardo cosa sia giusto e sbagliato, sia un argomento trattato da molte civiltà, da che mondo è mondo.
Pure la Bibbia è un elenco di indicazioni e di stimoli ai grandi quesiti etici e morali.
Rimane giusto difendere il diritto al libero arbitrio e ricordarci che non siamo veramente in grado di giudicare. Non è per questo che ci siamo incarnati. Il problema è che la razza umana ha deciso di paragonarsi a Dio e quindi, nel giudicare, spesso non solo è convinta di fare la cosa giusta, ma anche della propria infallibilità. Purtroppo invece, giudicando e prendendosi la responsabilità di farlo, si influenza la vita degli altri. Quando avviene non è scontato che sia un’intromissione positiva. Io adesso sto gestendo la presenza di persone che hanno deciso di incidere il mio destino con dei colpi di scalpello potentissimi, e piantati in base alla loro volontà, non a seguito di una mia richiesta.
Ho un sito nuovo di zecca, creato apposta per raccontare la mia vita, ma visto che i miei ultimi cinque anni vedono coinvolte anche persone tutt’altro che buone, dovrò limitarmi a raccontare del mio dente da latte, per non finire ulteriormente nei guai.
Sì, è vero, ho 50 anni e ho ancora un molare da latte.
Mi divertirò a parlare usando delle metafore. Forse sarà più facile essere compresa, di quanto lo sia adesso con tutti i testi censurati.
E se nessuno capirà niente, forse tutto quello che scrivo acquisterà valore col tempo. Perché restiamo sempre la razza che vive di rimpianti più che di occasione colte al volo e piace molto a tutti incontrarsi in massa per omaggiare persone appena morte, piuttosto che unirsi a loro quando erano vive.
E dire che siamo la razza preferita da Dio…
Forse perché siamo come il figlio che nasce con dei deficit e ha più bisogno di aiuto rispetto a quelli nati sani?

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