Secondo lo Human Design, sono un riflettore.

2 settembre 2026
Un portale circolare fatto di sfere lucenti sorge dall'acqua fra due scogliere abitate da statue, al tramonto

Caro Diario,
le categorie dello Human Design sono 4. I riflettori sono l’1% della popolazione.
Io sono riflettore con profilo 3/5. Martire/Eretico.
Quindi, se anche volessi trovare i miei simili per potermi confrontare…
Cercasi amici Riflettori. Anche perché a tutti gli altri non gliene può fregare niente che io sia un 1%.

Senti Diario, ti faccio un riassunto di quello che ho capito, da vera egocentrica, tanto qui ci siamo solo io e te: il riflettore riflette le energie dell’ambiente esterno prima di chiunque altro. Che sia un ambiente sano oppure no. Percepisce e assorbe anche le energie altrui, quindi ha un ventaglio emotivo che è più ampio rispetto a tutti gli altri, perché sente anche le emozioni che non proverebbe personalmente. L’empatia è un fattore inevitabile ma rende vulnerabili, se non riesce a schermarsi. Visto che i flussi energetici sono costanti e partono dall’esterno e non dall’interno, deve attendere un ciclo lunare per riuscire a valutare tutti i tipi di condizionamenti e decidere quale sia quello giusto per lui.
Il profilo 3/5 rende più pepata la questione. Martire perché deve imparare sul campo, sbagliando e facendo esperienza. Eretico perché chi gli sta vicino lo percepisce subito come la persona che sicuramente ha soluzione ai problemi; peccato che se dà la soluzione non risulta quella giusta, la reazione di questa persona è di rifiuto per l’aspettativa delusa.
Quindi se dico che desidero andare a vivere lontana dagli altri e invece che i vicini io voglio avere i lontani, posso appellarmi allo Human Design?
Caro Diario, non ti ho spiegato cos’è lo HD ma penso non serva, nel caso vai a vedere da solo su internet.
Mi aiuti a ragionare sul passato e su come io potrei essermi sentita posseduta da emozioni non mie, aver preso decisioni che erano influenzate dalla presenza positiva o negativa di qualcun altro e poi aver fatto casino senza essere pienamente consapevole di quello che mi stava accadendo?
Descritta così sembra che io abbia sempre vissuto preda delle emozioni di tutti quelli che frequentavo o degli ambienti in cui mi sono trovata.
Qualche secolo fa una così l’avrebbero definita una strega, una che vive lontana perché con gli altri non può fattivamente stare.
No, Diario, va troppo di moda definirsi strega perché io lo faccia. Nemmeno se una congrega di streghe con la scopa dovesse atterrare davanti a me, propormi di volare via insistendo che sono una di loro, ammetterei di esserlo. Lo sai che io non ce l’ho la sindrome da aggregazione e le mie insicurezze non dipendono dal bisogno di appartenenza, anzi! Diciamo che preferisco l’unicità.
In attesa di trovare una casetta vicino al bosco e che i rampicanti la ricoprano e rendano invisibile, ti saluto. Ricorda che tra poco sarò senza residenza e che mi serve una nuova casa in cui andare a vivere con mio figlio.
Certo, so che sei Diario e non Dio, ma ci sono solo tre lettere in più nel tuo nome, conto sul fatto che tu sia lui in un momento in cui eri lessicalmente a corto di fantasia.
Ciao

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