La chiesa, quel luogo in cui puoi confidarti con qualcuno, che sia te stesso, il prete o Dio.
Un luogo dove puoi cantare anche se non sei intonato e nessuno ti giudicherà, dove puoi leggere anche senza avere il carisma dell’attore, e nessuno ti impedirà di farlo. Un luogo dove ci si scambia il gesto di pace e si fa sorridendo.
Questo è il luogo che racchiude tutti i rituali cristiani e tutti i cuori cristiani.
Il suo intento è così inclusivo che nello stesso luogo celebra tutti i cicli della vita. Dalla nascita alla morte, ogni rituale associato si compie nello stesso spazio, senza distinzione. Lo so che il concetto è racchiuso nei sacramenti e sono cose che sanno tutti, ma per chi come me non li ha ancora ricevuti e si sta approcciando a tutto questo nella totale ignoranza, riuscire a capire cosa significa, arrivandoci da sola, è molto emozionante.
Non svelatemi tutti i misteri, anche se insisterò perché lo facciate. Se Dio ha deciso che io crescessi lontana da tutto questo, forse è stato perché io facessi esperienze diverse e avessi la possibilità, solo da adulta, di approcciarmi a tutto come a una scoperta.
La chiesa come luogo ciclico, mi ricorda il cerchio zodiacale, nel suo moto a spirale.
Lo zodiaco, in astrologia, è una ruota di animali (e di alcune figure umane, come i Gemelli o la Vergine), che rappresenta attraverso simboli la geometria del cielo. Non segue il reale moto dei pianeti rispetto alle costellazioni, ma i cicli delle stagioni, indipendentemente da dove si trovi realmente il Sole rispetto alle stelle fisse. Quindi, visto che non usa i reali transiti planetari né la posizione reale delle costellazioni, ma un sistema simbolico che ne eredita solo i nomi, riesce a unire la cosmogonia (il racconto simbolico dei cicli del mondo) e la cosmologia (lo studio filosofico e scientifico dell’universo).
E quindi, che nesso dovrebbe avere in tutto questo la Fede?
Ma come potrebbe mancare la Fede in un sistema così complesso? Dio, declinato nel Cosmo, o negli altri nomi con cui viene chiamato in base alle culture, ci offre infiniti punti di vista e sulla sua immensa grandezza ci regala la possibilità di scegliere in che modo e con che mezzi osservarlo. Lo fa proprio perché il mistero è talmente ampio che avremo sempre la certezza di non svelarlo mai.
Il nostro tema natale rappresenta la fotografia del cielo nell’esatto istante in cui siamo nati. Ma non nasce tutto da noi e non muore tutto con noi. Come il giorno segue la notte e come il ciclo delle stagioni, la chiesa sarà sempre il luogo in cui il rituale, portato avanti come tradizione, rappresenterà la presenza dell’uomo sulla terra.
Tutto ciò che fa parte della nostra galassia è una danza perpetua di corpi celesti, che influenzano la presenza degli altri, così come facciamo noi esseri umani tra di noi. E i Pianeti, che avevano il loro corso prima della nostra nascita, continueranno il loro moto dopo la nostra morte.
Quando sono in chiesa sento conforto.
Ma la preghiera lunga la faccio nel bosco. È come camminare in una navata infinita, verso un abside che è formato da tutto il cielo, e poter pregare per tutto il tempo.
Ciò che mi aspetto di trovare dal bosco è solitudine. Non mi sento mai sola perché so di essere con Dio, e che tutto ciò che ho intorno, sia DIO.
Ogni forma di vita è Dio nella sua rappresentazione vivente e, quando sono da sola a camminare, ho bisogno che non ci siano altri esseri umani intorno a me perché è proprio quel senso totale di abbandono da parte dei miei simili, che mi fa sentire vicina a tutto il resto e aiuta il mio dialogo con lui.
Quando sono in chiesa è diverso. Sono sola in un posto pieno di persone che cercano un contatto diretto, ma all’interno e attraverso il simbolo che lui rappresenta. La vicinanza è nella struttura, in quella croce che unisce, che fa sentire protetti nell’intenzione comune. Ecco la comunità cristiana di cui avevo sempre solo sentito parlare.