Il conflitto nella solitudine condivisa

26 settembre 2026

Il problema non è che non mi sento capita ma la consapevolezza che sia davvero così.
Passi la vita ad aspettare di conoscere qualcuno che riesca a entrare dentro di te e in grado di capire realmente chi sei e poi comprendi che se nemmeno tu l’hai capito, non puoi pretendere che lo faccia un’altra persona.
Non ti arrendi però, perché per te è impossibile sopportare la consapevolezza di fare parte dell’universo, ma ipotizzare di continuare a starci senza sapere cosa significhi. Quindi, dato che vuoi davvero sapere cosa c’è dentro di te, continui a cercare le risposte alle tre domande che si pone da secoli l’uomo: da dove vengo, chi sono, perché sono qui. Ti piacerebbe anche trovare delle persone, magari il tuo partner, che abbia il tuo desiderio ossessivo per la ricerca delle supreme verità, però sembra che non ci sia qualcuno così. Passa il tempo, le domande aumentano, ma le persone con le risposte non arrivano.
Inizi poi a sospettare che la persona con cui stai meglio sei tu e che non esista davvero un partner perfetto, perché l’anima davvero in grado di capire chi sei, è solo la tua.

Un giorno, mentre stai ascoltando una canzone che hai già sentito dozzine di volte, scritta da qualcuno che soffriva, o vedi un film in cui ti identifichi perché sembra parlare di te, oppure leggi un libro che parla di tormenti esistenziali, ti rendi improvvisamente conto che ci sono altre persone al mondo che vivono con il tuo stato interiore. Preso dalla speranza, vorresti incontrare tutti quelli che consideri tuoi simili, perché hai bisogno di loro; mentre sembra invece che chi ti circonda, in quei luoghi che cerchi, non siano interessati ad andarci. Il problema sai qual è? Che nel tuo posto interiore ci sarai sempre e solo tu. Ecco ciò che mi fa sentire sola, sapere che mi sento sola in mezzo alla gente perché il mio spazio interiore sembra preziosissimo solo per me.
Sai che cosa mi sta aiutando in questo periodo difficilissimo? Sapere che il mio spazio interiore è grande come tutto il cosmo e se esiste qualcosa di così misterioso come ciò che abbiamo dentro di noi, significa che esiste davvero quello che non vedo di infinito fuori da me, e se il mio corpo è solo una separazione fatta di materia, allora anche io sono infinita ed esiste qualcuno o qualcosa in grado di vedermi. Questo mi dà fiducia e la Fede.
Chiamalo Dio o Universo, io so che esiste un potere in grado di sapere chi sono e vede tutte le ere del mondo. Riesce a viaggiare nel tempo e anche a comprendere che il concetto di presente, passato e futuro sono limitazioni della nostra mente incarnata perché quelle sono cose che nella realtà non esistono, perché il tempo stesso è un concetto creato dalla nostra coscienza che ha bisogno di essere contenuta in uno spazio che le impedisce di impazzire e disintegrarsi.

A me piace stare da sola. Sono la sola persona che conosco che non mi annoia. Se ne ho bisogno mi faccio ridere e mi consolo quando sono triste. Ho talmente pianto a causa del male che mi hanno fatto da sapere cosa mi serve per superare questi momenti.
Il problema è che quando impari a cavartela da solo in ogni difficoltà, e smetti di avere bisogno di altre persone, a quel punto non è più un problema fare a meno degli altri.
Quando ti dicono che non devi permettere a nessuno di ferirti, credo potrebbe essere che intendano questo.
Il senso di solitudine non mi abbandona mai e forse è uno dei motivi che mi porta all’isolamento, perché sentirsi soli in mezzo agli altri è più difficile da sopportare che sentirsi così quando si è fisicamente lontani da ogni altro essere umano.
Sapere che anche gli altri si sentono così non fornisce però le risposte alle tre grandi domande. Permette solo di renderti consapevole che non sei il solo a non capire. Quindi?
Quindi, se la solitudine diventa un bisogno fisico per proteggerti dalle domande assillanti su ciò che c’è oltre al limite imposto dal tuo corpo e dalla tua mente incarnata in coscienza, dove possiamo andare a cercare quello che non vediamo? Come facciamo a farci bastare vivere dentro a qualcosa di intangibile come le emozioni, che però diventano tangibili nel momento in cui si trasformano in dolore fisico?
Ecco che ha senso, quando dicono che comprendiamo nella sofferenza, perché è più incisiva dell’estasi.
Ma perché è così? L’amore ci può portare all’estasi, ma perché sembra che il vero amore, quello che ci avvicina a Dio, siamo destinati a percepirlo e a comprenderlo pienamente solo se prima passiamo dal dolore? Entrambe le cose, il piacere e il dolore, sono emozioni impattanti in grado di trasformarci, ma la seconda lascia tracce più durevoli. Devo capire.

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